Auguri!

È un bel pò che non scrivo su questo blog, ma per gli auguri ci vuol così poco…

Add comment dicembre 25, 2009

Il Pirata

Dragut-il-pirataÈ un pò che non scrivo sul mio blog, ma oggi non vi parlerò di comunicazione, grafica, lettering o altro, ma di un libro. Un libro che racconta di un temibile pirata. Dragut è il suo nome. I pirati mi hanno sempre affascinato, fin dai tempi dell’adolescenza quando leggevo Salgari, e poi più su fino al film Pirates di Roman Polanski, per arrivare a Pirati dei Caraibi con Johnny Deep che interpreta il Capitano Jack Sparrow. Jack è chiaramente ispirato a Keith Richards, la leggendaria chitarra degli Stones sul cui viso è incisa la storia del ‘pirata’ del rock. È inutile ricordare che c’è una letteratura e una filmografia ricchissima su questo argomento. Anche veleggiare insieme a Corto Maltese di Hugo Pratt ha tenuta viva la mia immaginazione. Quando disegnavo navi naturalmente ho realizzato illustrazioni di galeoni e bandiere nere con il teschio. Ecco vi ho appena detto che non parlerò di immagini, ma finisce che tutto ciò che vedo e che sento si traduce in immagine o in ricordi di immagini, parole scritte che diventano film o fumetti, deve esserci qualcosa che mi circola nel sangue. Ma veniamo a questa folgorazione per Dragut, che per altro è un personaggio, che certo non vi farà sorridere come Jack, tutt’altro. Anzi, vi consiglio durante la lettura di mettervi in un angolo con la spada ben pronta, perché Dragut è terribile, implacabile e senza pietà. Prima di tutto, vi confesso che il libro non l’ho letto ma l’ho farò presto. Secondo, non pensate che sono impazzito perché vi ho appena detto che volevo parlare di un libro, che non ho letto. In realtà la mia folgorazione nasce da un incontro con l’autrice Anna Spissu durante la presentazione del suo libro alla libreria Feltrinelli di Monza e dalla lettura di alcune parti del libro fatta dal bravissimo Sante Bandirali. Amo ascoltare la lettura di un libro, perché non concentrandomi sullo scritto la mia mente si abbandona. Ed è lì che nascono le immagini. In questa storia le ‘figure’ galloppano vigorose passando dalla violenza più terribile, al sotterfugio politico, tutto raccontato con dovizia di particolari storici. I personaggi sono raccontati con una ‘modalità’ teatrale che vi catturerà. Così mentre Sante leggeva mi sono lasciato trascinare dentro la storia, ho cominciato a sentire la salsedine sulla pelle, l’odore della notte nera e violenta dell’attacco di Rapallo, il rumore delle spade e le urla delle vittime, il terrore delle donne violentate, l’odore del sangue e il dolore terribile delle ferite mortali. Poi ho cominciato a sentire il puzzo del legno marcio e bagnato della galera pirata, la fatica mortale dei rematori e il dolore della frusta. Il mare, le vele nere spiegate. Sono entrato insieme a Dragut nel palazzo reale e ho incontrato il Sultano. Ho sentito i pensieri di Dragut. Ora però mi fermo qui. È naturale che, a questo punto, non posso fare a meno di lasciare un disegno del Dragut che mi sono immaginato. Spero di avervi incuriosito, Anna è bravissima e molto preparata. Ascoltarla raccontare il suo libro durante la presentazione in libreria è stato davvero interessante. Vi ricordo che potete trovarlo in qualsiasi libreria oppure sul sito di Feltrinelli. (Anna Spissu – Il pirata e il condottiero – Edizioni Corbaccio).

1 comment giugno 8, 2009

Emigranti…

Space

Vi segnalo un pò in ritardo un articolo apparso su Repubblica.it di Marco Consoli.

Penso che comunque ci siano dei punti interessanti su cui riflettere specialmente in questi periodi di crisi. Forse in Italia abbiamo l’abitudine di perdere troppi treni. Buona lettura!

Alessandro Gottardo un giovane disegnatore ha vinto la Medaglia d’oro della Society of Illustrators e racconta le difficoltà di lavorare in Italia e le campagne per i più grandi giornali Usa. Il 6 febbraio a New York Alessandro Gottardo riceverà quello che può essere considerato l’Oscar dell’illustrazione mondiale, la Medaglia d’oro della Society of Illustrators, la più antica e prestigiosa associazione di categoria, fondata nel 1901. Una doppia soddisfazione per l’Italia, visto che il riconoscimento per la categoria “libri”, andrà a una copertina che Gottardo ha realizzato per il romanzo Il tempo materiale di Giorgio Vasta, edito da Minimum Fax. Raggiungiamo il vincitore assoluto nella sua casa di Porta Venezia a Milano, dove davanti al computer con cui realizza i suoi capolavori digitali, descrive subito l’emozione per il premio, a poche ore dall’imbarco su un volo diretto a New York: “Quando l’ho saputo sono rimasto scioccato, perché non pensavo che avrei potuto ottenere quel premio, né ora che ho solo 31 anni, né mai, dato che in passato sono sempre state premiate la tecnica e la manualità, elementi in secondo piano nel mio lavoro, dove punto a immagini più minimaliste e concettuali”. Il riconoscimento non può comunque essere considerato un’assoluta sorpresa per un artista che in pochi anni è passato dai banchi dell’Istituto Europeo di Design alle pagine di alcuni tra i più autorevoli giornali del mondo, come dimostra il carnet di clienti pubblicato sul suo sito Internet, dove appare con il suo pseudonimo Shout: dal Washington Post a Time, da Esquire a Newsweek, dal Los Angeles Times a Wired. “Un cliente con cui lavoro spesso e a cui sono affezionato”, spiega Gottardo “è il New York Times, per cui ho realizzato di recente quattro illustrazioni sulle presidenziali Usa che mi rendono molto fiero. Tra le campagne pubblicitarie più importanti per me dal punto di vista professionale devo citare United Airlines e una in fase di realizzazione per American Express, mentre tra i quotidiani europei con cui ho contatti frequenti citerei Le Monde e il Guardian”. Salta subito all’occhio che tra i clienti non sono citate testate italiane, quasi a confermare la triste constatazione secondo cui un giovane di talento, per affermarsi, deve lavorare soprattutto all’estero. “Oggi mi rende molto felice lavorare con Internazionale, che reputo il miglior settimanale in Italia. Ma mi sono reso conto molto presto, quando nel 2001 muovevo i primi passi nella professione, che avrei dovuto rivolgermi altrove. Le commissioni scarseggiavano, i pagamenti arrivavano sempre in ritardo e notavo moltissima superficialità: gli art director italiani generalmente non hanno una base di arti visive e sanno poco o nulla di illustrazione”. Per fortuna ad interrompere il discorso piuttosto pessimistico sull’Italia, durante l’intervista arriva una nuova commissione da Minimum Fax. “In ogni caso non nutro rancore per il fatto di lavorare poco nel mio Paese”, prosegue Gottardo “perché l’illustrazione negli Stati Uniti esiste praticamente da sempre, è nel Dna degli americani, mentre da noi è stata importata per essere usata soprattutto in pubblicità, come per le famose campagne del Campari, ed è poi progressivamente sparita”. Con la Medaglia d’oro Gottardo si avvicina ora a quegli illustratori che lo hanno ispirato e che ancora oggi ritiene modelli inarrivabili: “Agli inizi sono rimasto influenzato fortemente da Lorenzo Mattotti, Guido Scarabottolo e Beppe Giacobbe, che sono artisti di rinomanza internazionale, al pari di altri che mi piacciono molto come Christian Northeast, Daniel Bejar, Christopher Silas Neals o Christian Montenegro. Il mio successo mi rende felice, perché mi fa pensare che esista per tutti, anche per i giovani talenti, la possibilità di arrivare a un premio così prestigioso, ma ciò non vuol dire che mi reputi un artista. La mia illustrazione ha un carattere commerciale, quindi non la ritengo artistica: è come un abito tagliato su misura per un determinato articolo. L’importante è che sia creativamente efficace, abbia gusto e se possibile contenga spunti che vanno al di là dei confini commerciali”. Così non deve averla pensata David Benioff, autore de La 25a Ora, quando per il suo ultimo romanzo City of Thieves gli ha mandato le bozze per chiedergli di illustrare la copertina. 


1 comment maggio 8, 2009

Sound and vision

libri4Un libro con il suo CD, stessa grafica coordinata. Ecco un progetto che ho affrontato un bel pò di tempo fa. Abbinare un CD ad un libro è una soluzione che di solito ha una certa attrattiva. Aumenta le vendite e invoglia la lettura. Due argomenti non trascurabili. La Storia del Rock è una collana che esplora questo genere musicale dividendolo in vari periodi, dalla sua nascita a oggi. Definirlo ‘genere’ è riduttivo in realtà la musica rock è un  fenomeno musicale e di costume planetario. Ogni volume ne esplora i fatti e gli avvenimenti. Ogni libro è completato da un CD con i pezzi del periodo raccontato. Un’ottima idea per chi c’era e per chi vuole conoscere meglio questo ‘pezzo’ di storia che ha contaminato intere generazioni. Un pò come dire: tutto quello che avreste voluto sapere, ma non avete mai osato chiedere. Molto interessanti anche i due libri: Figli dei fiori, figli di Satana e Peace & Love. Non solo raccontano di epoche vivaci e  piene di contraddizioni, ma tra queste pagine si possono trovare misteri e strane coincidenze. Come quello che alcuni chiamano il ‘Club27’, o la maledizione della lettera ‘J’ e del numero ‘27’. Jimi Hendrix, Janis Joplin, Jim Morrison e Brian Jones tutti famosi, giovani, trasgressivi e scomparsi all’età di ventisette anni, tutti con una ‘J’ nel loro nome. Se non bastasse c’è da aggiungere che alcuni di loro sono morti in circostanze non molto chiare. Qualcuno, addirittura sostiene che non sono morti, come nel caso di Jim Morrison dei Doors. Lo ha rivelato, nel luglio del 2008, Ray Manzarek, ex tastierista del gruppo, al tabloid britannico Daily Mail. Manzarek sostiene che Jim avrebbe simulato la sua morte nel 1971 e oggi vivrebbe in incognito alle Seychelles. Ray racconta che quando Bill Siddons, il loro manager, arrivò a Parigi era troppo tardi per scoprire la verità. Morrison era già stato sepolto da quattro giorni al cimitero parigino di Pere Lachaise. Nessuno ha mai esaminato la salma del cantante di Light my fire e Riders on the storm, la bara fu sigillata subito dopo la morte del musicista. “Mi chiedo sempre se la sua morte non sia stata una raffinata messa in scena”, ha concluso l’ex Doors. Il volume Figli dei fiori, figli di Satana racconta dei quattro eventi che hanno cambiato la storia della musica e della cultura rock. La morte di Brian Jones, l’uscita nelle sale cinematografiche del film Easy Rider, la strage compiuta dalla Family di Charles Manson nella villa di Roman Polanski a Cielo Drive, ricco quartiere di Los Angeles. Una delle vittime fu proprio Sharon Tate, incinta di otto mesi e moglie del regista. Il quarto evento fu il festival di Woodstock. Avvenimenti che si incrociano con altri fatti memorabili della storia contemporanea: l’uomo sulla luna, la nascita di Internet, la guerra del Vietnam, il suicidio di Jan Palach e il colpo di stato di Gheddafi. Sotto il profilo grafico, la difficoltà in questi progetti è quella di trovare una forma grafica in linea con le tendenze attuali al momento dell’uscita in libreria, ma che permetta di adeguarsi ai vari periodi storici della collana, molto connotati graficamente. Nel caso dei due libri è stato complesso scegliere le immagini che rappresentano con maggior forza il periodo raccontato. Non per la mancanza di fonti, ma al contrario per la ricchezza, la quantità e la bellezza del materiale fotografico. Avrei voluto mettere tutto!

Add comment aprile 5, 2009

Anche tu qui?

Elena Piccini ha già detto tutto quello che c’era da dire, per cui vi lascio subito alla sua cronaca. Grazie, Elena e visto che chiudi il tuo post con l’impegno di raccontarci ancora qualcosa, ti confermo che questo spazio è sempre aperto.

homeTorno a casa dal nostro piccolo ma delizioso Safari, molto soddisfatta. Per prima cosa devo dire che la mostra mi è piaciuta molto! I trofei di Giorgio Carpentieri sono veramente sorprendenti: è la fantasia che galoppa! e mi coinvolge nel cogliere nella colorata uniformità del manto degli animali “catturati” un’unica specie. E’ anche stato un piacere incontrarci dopo anni, riscoprirsi o meglio conoscersi per quanto siamo cresciuti. Raccontarci in pochissime ore le mille strade che in questi anni abbiamo percorso è stato impossibile! In relazione, sabato pomeriggio, il tempo è stato così breve che forse per parlarne adesso potrei usare l’unità di misura dei minuti…

Di te, Valter ho letto qui sul blog e devo dire che sono impressionata da “quante ne hai combinate”: bravo! (ehm… scusate,  non c’è bisogno del mio plauso, ma è sentito)

Accolgo con piacere il tuo invito alla scrittura e a raccontare qualcosa di me, posso provarci ora, sperando di non annoiare nessuno.

Abbiamo in comune un punto di partenza: anche il mio viaggio inizia all’ISA di Monza, è una strada che ho percorso insieme a mia sorella Patrizia con cui tutt’ora condivido quella professionale. Ad uno degli incontri organizzati in Villa Reale, per gli studenti dell’Istituto d’Arte, abbiamo conosciuto Ando Gilardi storico della fotografia, il tema della sua conferenza era: “La fotografia non è arte, non è comunicazione, e quel che peggio, non è nemmeno fotografia, ovvero : meglio ladro che fotografo”, era 15 febbraio 1979. Siamo stati tutti folgorati dalle sue provocatorie e entusiasmanti parole, riguardo alla lettura delle immagini e ancor di più alla loro fabbricazione e utilizzo sociale. Ancora studenti, abbiamo avuto poi la possibilità di approfondire la sua conoscenza cominciando a collaborare alle attività del gruppo Foto/gram di cui Gilardi era ideatore e direttore e con Attilio Mina (nostro insegnante di fotografia) abbiamo preparato ed assistito a corsi innovativi sull’uso della fotografia nella didattica, e alle attività editoriali relative. Contemporaneamente di Gilardi abbiamo conosciuto la Fototeca Storica, di cui la moglie Luciana gestiva con passione la crescita e la manutenzione. Finita la scuola dopo un breve periodo di esperienze lavorative autonome, esauritasi l’esperienza Foto/gram, siamo entrambe entrate in Fototeca Gilardi, io (Elena) a fianco di Luciana nella gestione dell’archivio e Patrizia nella redazione della rivista PHOTOteca. Da allora in poi, è iniziata una bellissima avventura nella ricerca di immagini per illustrare tutto quello che ha bisogno di un supporto visivo (in ambito storico o culturale), prevalentemente sulla carta stampata, ma anche per proiezioni e mostre. Ho imparato quello che vuol dire vivere nella civiltà delle immagini, dove la realtà è diventata ormai un dettaglio della sua rappresentazione in figura, dove le immagini si “consumano” più che producono: questo avviene (spesso in modo inconsapevole) da quando l’uomo ha cominciato a produrre immagini automatiche cioè  “a macchina”. Ripercorrendo la storia delle fabbricazione delle immagini dai primi graffiti rupestri alle varie tecniche di stampa, sono state prodotte e riprodotte sempre più figure fino ad arrivare, con l’invenzione della fotografia e del cinema, al paradosso che la realtà è diventata un dettaglio della sua raffigurazione: esistono più immagini di elefanti che elefanti! Questo l’esempio che amava declamare Gilardi nelle sue appassionate lezioni.

In questo turbinìo di figure che ci gira intorno, mi occupo tuttora di raccoglierle e di trovare quella adatta, sia dipinto, fotografia o stampa, per illustrare le pagine dedicate alla cultura di giornali e riviste, copertine di libri, di renderle fruibili, restaurarle: tornano a “parlare” così immagini ormai vecchie, rovinate a volte illeggibili ma che documentano un evento o un personaggio di cui ancora si parla oggi. In tutti questi anni abbiamo anche partecipato e condiviso assieme a Patrizia, le esperienze in cui si è avventurato Gilardi, tra le quali la realizzazione di alcuni libri elettronici: Ipotesi di corso sulla Fotografia e Progetto Giotto su videodisco, tra i primi interattivi realizzati in Italia; Museum of Museums of Italian Renaissance Art realizzato in Giappone su CD ROM per piattaforma FM Towns, La Gioconda di Lvov, mostra itinerante foto-letteraria di immagini spontanee e testi relativi ai fatti dello Sterminio, concepita in collaborazione con un affiatato gruppo di studiosi di storia e di Istituti Storici della Resistenza.  

Oggi, ci dedichiamo principalmente all’organizzazione in digitale e alla distribuzione, del patrimonio illustrativo costituito da Gilardi e da sua moglie dal dopoguerra (anni in cui è stata fondata la Fototeca). Vivendo ancora in stretto contatto con Gilardi, specialmente per Patrizia che da anni si è trasferita sulle colline piemontesi, non mancano ancora le occasioni di sperimentare nuove tecniche di comunicazione, come ad esempio quella dei clip estemporanei “Tubart” caricati sul canale You tube… quindi magari avrò qualche novità presto da raccontarvi ancora!comp_piccini

Add comment marzo 28, 2009

Safari

safariÈ da un pò di tempo che vorrei scrivere qualcosa su Giorgio Carpintieri. A molti di voi questo nome non dirà nulla. Per chi come me, invece, ha avuto la fortuna di averlo come insegnante all’Istituto Statale d’Arte di Monza nel lontano 1978, dirà certo molto di più. Ma anche a chi lo ha conosciuto negli anni successivi quando insegnava al Liceo Artistico II e III di Milano oppure ha visitato una delle sue numerose esposizioni. Per ora non vado oltre e mi limito ad invitarvi a vedere il suo nuovo lavoro: SAFARI, sabato 21 marzo alle ore 18 a Milano nel minuscolo studio ‘Place15’ in via Vigevano 15. Piccolo sì, ma ‘ricco’ di creatività. Se vi interessa saperne di più su Giorgio leggetevi qui, di seguito, il suo profilo e cosa hanno detto di lui due ‘firme’ ben più importanti della mia. Vi aspetto sabato! Accesso libero!

Giorgio Carpintieri nasce a Palermo il 21 marzo del 1928. La sua preparazione artistica ha inizio frequentando ail Liceo Artistico di Palermo. Diplomatosi in seguito all’Istituto d’Arte di Siracusa, completa la sua preparazione seguendo i corsi di decorazione murale alla “Staten Handverks og Kunstindustriskole” (1952-53) di Oslo, Norvegia. Ritornando in Sicilia nel ‘54 realizza la sua prima grande “opera murale” nel salone delle conferenze dell’Istituto Zooprofilattico di Palermo.

Acquista anche l’esperienza del graffito murale e poi della tecnica della ceramica a Palermo esegue numerosi dipinti murali in diversi luoghi pubblici e privati. Tra il 1954-1959 la sua attività in Sicilia è intensa e con vari riconoscimenti della critica. Ne 1959 lascia definitivamente la Sicilia. In quell’anno dopo avere frequentato i corsi di litografia diretti da Slavi Soucek a Salisburgo, si trasferisce nel nord dell’Inghilterra per il periodo di un anno. Rientrato in Italia si stabilisce a Milano dove incontra e frequenta alla Galleria d’Arte “La Colonna” diretta da Renato Usiglio, l’emigrazione intellettuale di quel tempo, lo scultore Baragli, lo scrittore critico d’arte Vittorio Fagone, il poeta Quasimodo, Gonzalo Alvarez, A. Uccello, E. Consolo, Mimmo Di Cesare, L. Sciascia, A. Sassu, F. Scianna, Bardi, Spinoccia e altri, stringendo duraturi rapporti d’amicizia e d’opinioni. Ancora nel 1961-62-63 continua la frequenza estiva alla scuola salisburghese di Arti Grafiche, calcografia, litografia e di pittura da Oscar Kokoscha. Nel 1967 alla riapertura dell’Istituto Statale d’Arte di Monza fa parte del “gruppo di fondazione” come docente di “comunicazione visiva” insieme a Nanni Valentini, Silvestrini, Spagnulo, Pontiggia. Dal 1979 tiene diverse mostre personali e partecipazioni collettive in Europa. È presso collezioni private italiane e straniere. È presente in diversi cataloghi della grafica e della pittura e al Kunstistorisches Institut in Florenz. Nel 1980 trasferisce la sua attività di docente al Liceo Artistico II di Milano coprendo la cattedra di ornato disegnato. Dal 1985 al 1997 ha insegnato figura disegnata al Liceo Artistico III di Milano, città dove tutt’ora vive e lavora.

giorgioinvito“…Oltre al saper dipingere coerentemente e consapevolmente, che è già un gran fatto, in Carpintieri mi pare di trovare una peculiare qualità (che è poi la ragione per cui scrivo questa nota, da non addetto ai lavori quale sono): ed è la polemica, la rabbia, l’inadattabilità sentimentale e morale alla realtà nella quale vive, nella quale ha scelto di vivere. E in ciò è forse da ricercare il senso - non dichiarato, non esteriormente ravvisabile - del suo essere siciliano. Perché alla “memoria siciliana”, per usare la giusta espressione di Renata Usiglio, succede in Carpintieri – ma senza alcun salto, in un naturale processo di acquisizione – un rapporto, forse più esatto darebbe dire un urto, con la realtà che noi siciliani diciamo (in un significato abbastanza complesso e polivalente) “continentale”: e in questa realtà sa cogliere, dalla sua condizione di emigrato, con acutezza, con ironia, con pena, le contraddizioni. Più precisamente, con più precisa allusione a un grande precedente: le disparates”.

Leonardo Sciascia

Conoscevamo, di Giorgio Carpintieri, il segno sicuro e guizzante, toni fluidi e festosi che davano ai suoi disegni, ai suoi quadri, quel risultato di satira scanzonata che, senza parere, mordeva e graffiava all’improvviso, in un guizzo o inaspettato colpo di coda. Sembra che la mano del pittore, nella sua giocosa corsa, si sia fermata: a riflettere, a incidere, a graffiare non più in orizzontale, ma in profondità, spargendo sul foglio acidi di forte corrosione che prima, forse per un residuo d’innocenza, e di speranza, il pittore s’era trattenuto dal maneggiare. Il disegno è di una nitidezza e evidenza da approdare più volte a risultati di surrealtà maligna e inquietante, come quella che si riscontra, per esempio, in Magritte. Uccelli, insetti, aquiloni meccanici volteggiano sopra drappi, sudari arrotolati, su paesaggi e oggetti. La polemica non è di tipo esistenziale o, come potrebbe subito sembrare, ecologica. La polemica è storica: contro quella storia feroce di oggi che ci sospinge alla degradazione o alla disperazione, Carpintieri indica le barricate della difesa nell’altrettanto feroce sarcasmo e nella dura, precisa denuncia.

Vincenzo Consolo

Add comment marzo 17, 2009

Il costruttore di immagini

t-rexSe vi trovate nei pressi di un cavalcavia un pò depresso e sinistro, e alzando gli occhi, compare davanti a voi una giovane sonnambula dai tratti orientali, che cammina a piedi scalzi sull’asfalto sporco seguita da un Tyrannosaurus Rex… cominciate a preoccuparvi seriamente del vostro stato mentale, e correte da uno psichiatra. A meno che, non siate davanti ad una delle ‘incredibili’ immagini realizzate da Maurizio Cigognetti. A questo punto, visto che non state delirando godetevi il resto del suo lavoro cliccando qui. Vi garantisco che il giorno che vi verrà in testa la classica idea ‘impossibile’, lui avrà la costanza e la caparbietà di realizzarla. Devo dire, che è parecchio tempo (purtroppo) che non frequento Maurizio, per anni, invece, siamo stati vicini di studio e ci siamo visti ‘crescere’, sono anni da ricordare, garantito. Quello che ho sempre ammirato del suo ‘fare’, è la determinazione che puntava il suo mirino con l’obiettivo di arrivare ad ottenere sempre il massimo della qualità. Il suo portfolio dimostra che c’è riuscito, ma per la conoscenza che ho di lui, non credo che si accontenti, e quindi, lo immagino ancora oggi che costruisce i suoi lavori fotografici con testardaggine, per ‘mirare’ sempre al massimo dell’eccellenza. Voglio insistere e vi consiglio di cliccare qui “Il Corpo Dell’Anima” scoprirete una serie di immagini che ci tengo a segnalarvi e che ho apprezzato molto. Raccontano di un percorso creativo fatto da Maurizio e sono interessanti proprio per quello che ‘trasmettono’. Ma non voglio dire niente di più, preferisco allinearmi con quello che è stato ‘molto bene detto’ nella pagina web di Cortona Events per la presentazione della sua mostra fatta nel 2006 alla Galleria Shangrila proprio a Cortona, testo che trovate qui di seguito, tratto e tradotto, proprio dall’introduzione “Soul’s Body”, “Il Corpo Dell’Anima”…

soul“Ma non c’è un errore? Non dovrebbe essere l’anima del corpo. O no? Nelle fotografie di Maurizio Cigognetti sicuramente no. Queste immagini vogliono osservare la realtà con occhi nuovi, sovvertendo schemi e abiti mentali consolidati e, talvolta, usurati, attraverso la celebrazione di un’ideale di bellezza eterno, immutabile, inscalfibile: quello dell’anima. Nella storia dell’arte il tema della vanitas, o della meditazione sulla caducità delle umane cose, è uno dei più ricorrenti. Un acino d’uva avvizzito in un grappolo rigoglioso, un bocciolo appassito in una composizione floreale, un topolino che rode dei cibi sontuosamente apparecchiati, un corpo che comincia a corrompersi sono solo alcuni dei simboli utilizzati dai pittori nei secoli per rammentarci quanto fuggevole sia la gloria mundi. Maurizio Cigognetti, invece, attraverso la commistione di giovani corpi di donna e di muri fatiscenti ha scelto di porre l’attenzione su quella parte dell’essere umano destinata a non invecchiare con il corpo: l’anima. Infatti, è il muro che si scrosta e va in rovina; al contrario, il corpo rimane bello, fissato in una sorta di quintessenziale bellezza, nella cui plasticità riecheggiano suggestioni pittoriche da Ingres e Degas fino a Matisse.

In tempi nevroticamente ossessionati dalla rincorsa a un’eterna giovinezza tutta esteriore e formale, il corpo dell’anima è un’originale meditazione sul potere trascendente della vera bellezza”. Bravo, Maurizio. Anche se di certo non ti servono i miei complimenti.

Add comment marzo 13, 2009

Mettersi in mostra

brochure_insieme_dv1Scrivere mi diverte e mi rilassa, ma non è il mio lavoro e spesso mi sento ‘un pesce fuor d’acqua’ a praticare questo esercizio, quindi ogni inizio post è sempre difficile da avviare. Parto col dire che questo primo marzo duemilanove è una giornata piovosa e malinconica, quindi per trovare un pò di ‘verve’ che c’è di meglio di un pò di vanità. A dir la verità, la vanità è un vizio capitale e quindi non mi sembra edificante. Devo anche ammettere che questo post sta iniziando con un discorso un pò disordinato, però, me la concedete? Un pò di vanità, intendo… OK. Allora voglio raccontarvi di quella volta che sentii Sandro, il mio socio, dire: “Valter è così bravo, che mi sono detto; devo smettere di fare il creativo con talenti così in giro…”. Sandro ha esagerato naturalmente, mi vuole bene e perde il senso della realtà. Io posso anche essere bravo come dice, ma lui lo è altrettando e questo è un fatto certo per me. Anzi visto che in questo post oggi ‘sparo alto’ voglio dirla come ha dichiarato Keith Richards nel 2003 nel primo DVD del cofanetto Four Flicks: “io non sono un granché con la chitarra, ma quando io e Ronnie (Wood) suoniamo insieme, il nostro sound è imbattibile”. Mi piace pensare (e sperare) che anch’io e Sandro siamo un pò così. Imbattibili quando ‘suoniamo’ insieme. In ogni caso Sandro mi ha sempre dimostrato con i fatti di credere davvero in quello che dice ed è stato sempre il mio sponsor senza mai pormi condizioni o ‘frenare’ il mio istinto creativo. Anche quando lavoravo alla creazione dei materiali di presentazione per Dejavu. Come forse ho già detto, lavorare per la propria agenzia è sempre difficile, ma anche stimolante, è l’occasione giusta per dimostrare cosa puoi fare oltre alle cose per cui i clienti ti conoscono già. In questa attività Sandro mi ha sempre lasciato ‘a briglie sciolte’, vi assicuro che non è da tutti, anzi sono i classici casi dove spesso i soci possono avere delle ‘frizioni’. Quelli che allego qui sono i risultati di queste produzioni. Per qualche ‘pezzo’ è passato un bel pò di tempo, ma mi piacciono ancora queste realizzazioni grafiche. Specialmente questa prima brochure istituzionale con la cover del bambino urlante e sorridente allo stesso tempo. La foto l’aveva conservata Sandro, me la fece vedere, mi piaceva e partii da lì per realizzare il progetto. Eravamo così eccitati ed entusiasti di costruire la nostra agenzia che non smettevamo mai di ‘giocare’. Così l’entusiasmo del bambino della copertina accompagnava anche le pagine che raccontavano un pò di noi. Infatti inserii le nostre foto da piccoli. Ci piaceva l’idea che volevamo crescere e costruire. Dimenticavo… Grazie Sandro… e voi che dite?brochure_dv3

2 comments marzo 1, 2009

Un caffé e un ospite inatteso

elenaPerché questo post ha questo titolo? Perché inatteso? Perché non mi aspettavo che Elena Locatelli accettasse l’invito di scrivere per il mio blog e invece lo ha fatto. Sono contento… brava! Conosco Elena professionalmente da un’infinità di tempo, qualche volta abbiamo fatto qualche lavoro insieme. È da un bel pò che non succede, purtroppo. Così almeno adesso che ne parlerò benissimo, nessuno avrà da ridire. Niente intrallazzi o scambi di lavoro, solo stima. Soprattutto niente polemica, cosa a cui ormai siamo abituati leggendo i giornali e guardando la TV. Perché ormai tutto è polemica. Tutti sanno di tutto. Conosco persone che non guardano un film perché la critica che hanno letto su una certa rivista ne parlava male. Ma stiamo scherzando. Io personalmente leggo e vedo tutto quello che mi va e poi mi faccio una mia idea. Alla fine, ho l’impressione che questa ‘modalità’ di criticare tutto e tutti non produca niente di buono e di positivo. Più che la critica sarebbe meglio ritornare al confronto. Ma divago e non è questa la sede. Torniamo a Elena e a quello che trovo di fantastico del suo lavoro. Prima di tutto, la sensibilità nell’uso del colore, che definirei così: elegante. A questo si aggiungono i suoi personalissimi segni. I due elementi insieme si completano generando immagini sempre attuali e vicine alle tendenze visuali che cambiano. Anche Elena, da tempo si è convertita all’uso del computer ma non c’è niente di freddo nel suo lavoro, anzi è stata capace di ‘piegare’ il digitale alla sua sensibilità di produrre immagini. Che realizzi una semplice arancia o un intenso ritratto di una donna con sigaretta, nessun segno è ‘di troppo’ non c’è niente di ‘fuori posto’. Capisco che questo può essere scontato e fa la differenza tra un lavoro ben fatto o no. Ma in questa semplicità compositiva non è facile ottenere questa bellezza equilibrata. Elena con pochi elementi essenziali riesce a costruire un’immagine estremamente raffinata. Fatevi un giro sul suo sito www.elenalocatelli.com ne vale la pena. Ma adesso lascio spazio al testo che ha scritto.

Valter, grazie per l’invito nel tuo salottino chic per un caffé del pomeriggio. È l’occasione per tornare con la memoria a qualche anno indietro. Già Ubaldo ricordava i tempi della “cascina” quando il caffé ce lo prendevamo la mattina su un ballatoio più ‘bohemien’ per poi sciamare verso i rispettivi studi di illustratore, fotografo, art, pittore, visualizer, alle prese con pennelli, shoeller, pennarelli, reflex e reprocamere, prima dell’Era del Digitale. Nello studio Minelli fece la comparsa in quegli anni il Primo Mac Della Cascina, guardato a distanza  soprattutto da noi illustratori recalcitranti, e le chiacchiere a colazione si animarono di tutta una serie di sospettosi ragionamenti sulla “freddezza” dello strumento e l’indiscutibilmente superiore nobiltà di carta  e pennelli. Poi fui io a “cedere” alla tecnologia, o meglio al provvidenziale lavoro ai fianchi di Valter, e la grande sorpresa è stata invece quella di appassionarmici immediatamente provando, sperimentando, riprovando e pasticciando, alleggerita dalla preoccupazione del gesto irreparabile. Il mio primo amore è stato Illustrator, e tale è rimasto. Ho cercato una via abbastanza personale per utilizzare un programma di disegno teoricamente rigoroso – quello vettoriale – in maniera non scontata e quello che mi piace è proprio questa forzatura a pretendergli rese più calde, a scoprirgli morbidezza e risposte inaspettate. Sperimento, provo, faccio pasticci e mi diverto ancora molto. E tu? Per me niente zucchero grazie, il caffé mi piace amaro.

Add comment febbraio 14, 2009

It’s magic!

foglioVi sarà capitato di incontrare qualche ‘non addetto ai lavori’ o una lontana cugina che vi a chiesto: “ma tu cosa fai di lavoro?”. “Ohi, ohi” (diceva l’E.T. del film di Spielberg) ed ecco la prima risposta che mi viene in mente. Ma non è mica facile rispondere a questa domanda a qualcuno che è completamente al di fuori di questo mondo. Se dici: “art director…”, di solito capiscono solo la seconda parte associandola a chissà quale immagine. Poi cominci col mostrare la pagina di un giornale, cerchi di spiegare e subito incalzano: “ma la foto l’hai fatta tu…”, e qui prendi una strada talmente piena di curve, che in confronto la salita allo Stelvio è un rettilineo, dopo un pò non ci capisci più nulla nemmeno tu. Se poi sei un copywriter, un illustratore, un visualizer, ti conviene scappare e comportarti come faccio io, quando vado a rinnovare la carta d’identità. L’impiegata, mi chiede: “professione?” , ed io… chiudo con un generico: “grafico”. Non ci capisce niente nessuno lo stesso, ma accontenta tutti e non fai la figura del ‘gasato’. Una volta, dopo essermi sfinito nel cercare di spiegare di cosa mi occupavo, il mio interlocutore mi ha fatto una seconda domanda: “ma fai solo questo lavoro?”… oddio…, buonanotte. Devo dire che cinema, giornali e letteratura, hanno modificato notevolmente questa percezione. Comunque tutto questo era solo un pretesto per dire, che alcune volte rifletto su cosa davvero è in fondo questo lavoro. Chissà poi se ci riuscirò. Perché è così affascinante dopo tanti anni. Attenzione che non c’è vanità in tutto questo. Anzi bisogna a prendersi a calci nel culo molto spesso se si vogliono ottenere dei risultati. Forse è attraente, perché è magico! Provate per un attimo a togliere, brief, marketing, budget, corse per arrivare in tempo e tutto quello che conoscete già… pregi e difetti. Cosa rimane? Anzi come inizia un lavoro? Inizia immaginando. Mettendo insieme tutta una serie di ingredienti. ‘Digerendo’ un brief, prima di tutto. Ma dopo la parte razionale, tutto si mescola e qui entra in gioco proprio l’immaginazione. Poi quando hai chiaro quello che vorresti fare per rendere visibile a tutti quello che hai ‘trovato’, usi un rettangolo bianco, per definirlo. Un rettangolo, che altro non è che semplice foglio di carta, oggi, magari, digitale, ma la sostanza non cambia. Per tante persone rimane solo questo, ma per tutti noi è la palestra dove esercitiamo la nostra immaginazione e mettiamo alla prova il nostro talento. Ditemi, non è forse magia vedere comparire su questi rettangoli bianchi, tanti elementi che diventano l’annuncio stampa di un vostro cliente o il suo catalogo di prodotti… Non è magico vedere uno di questi fogli che si ‘anima’ con le foto di Claudio, Maurizio, Marcello, Piero… Vedere con pochi segni di matita una pin-up di Ubaldo che vi sorride. O splendide illustrazioni di Elena, Angela, Irene, Marina, Maurizio… e tanti altri… Non so cos’altro dire… per me è magia! Teniamola cara. Paul Rand scriveva a proposito di questo: - la dote fondamentale di un designer è il talento. Il talento è una cosa rara. È intuito… e nessuno te lo può insegnare -.

3 comments febbraio 4, 2009

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